Proposta di legge Economia Solidale FVG

Art. 1 (Principi)

  1. In armonia con i principi e le finalità dello Statuto regionale, al fine di promuovere lo sviluppo civile, sociale ed economico della collettività, la Regione Friuli Venezia Giulia riconosce e sostiene l’Economia Solidale, quale modello socioeconomico e culturale imperniato sulle comunità locali ed improntato a principi di solidarietà, reciprocità, sostenibilità ambientale coesione sociale e cura dei beni comuni e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale.
  1. Ai fini della presente legge la Regione Friuli Venezia Giulia riconosce nell’Economia Solidale un modello che:
    1. promuove i beni comuni, assicurandone l’utilizzo collettivo e sostenibile a beneficio delle comunità e delle generazioni future;
    2. difende i diritti fondamentali di ogni essere umano, in particolare quello di soddisfare i propri bisogni essenziali;
    3. si fonda sul rispetto, la tutela e la valorizzazione delle risorse del pianeta;
    4. si fonda sulle relazioni e su modelli collaborativi, sviluppandosi nelle reti;
    5. promuove una trasformazione sociale finalizzata a una democratizzazione dell’economia;
    6. regola e limita il ruolo dei meccanismi di mercato, ove questi compromettano o mettano a rischio la sostenibilità sociale ed ecologica del sistema economico;
    7. promuove e tutela il lavoro, le conoscenze, le competenze e le abilità che da esso derivano.

 

  1. L’economia solidale è informata ai criteri e finalizzata agli obiettivi di seguito indicati:
    1. sostegno all’economia locale e rapporto attivo con il territorio, per ricondurre il prodotto al suo luogo d’origine, restituire centralità ai produttori e valorizzare la qualità dei loro prodotti, difendere il paesaggio e i beni culturali come componenti essenziali per la qualità della vita delle comunità;
    2. innovazione dei modelli relazionali, per far crescere la disponibilità dei soggetti economici e sociali a intraprendere percorsi condivisi, fondati sulla fiducia sostenuta dalla conoscenza, la cooperazione e la convivialità;
    3. consumo critico consapevole e responsabile, per promuovere un percorso di transizione verso nuovi modelli economici socialmente e naturalmente sostenibili;
    4. trasparenza, per rendere visibili e controllabili – sul piano sociale e ambientale – le decisioni e i comportamenti degli operatori economici, con particolare riguardo ai diritti dei lavoratori, dei consumatori, degli utenti dei servizi e degli altri portatori d’interesse;
    5. equità e reciprocità, per riequilibrare le relazioni socio-economiche in un’ottica solidale (sia a livello locale che globale), al fine di riconoscere ai produttori e ai prestatori di servizi la giusta retribuzione per la propria attività e ai consumatori e agli utenti il diritto di essere informati correttamente sui prodotti e i servizi, sui processi di produzione, sulla formazione dei prezzi;
    6. partecipazione democratica, per favorire il coinvolgimento e la corresponsabilità di tutti i soggetti economici e degli altri portatori d’interesse nelle sedi e nei momenti decisionali;
    7. “buona occupazione”, per dare centralità al lavoro, superare la precarietà e promuovere i processi di inclusione sociale;
    8. ecocompatibilità, intesa quale metodo con cui contribuire a ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi, distributivi e di smaltimento, promuovendo una migliore qualità della vita e tutelando la salute delle comunità;
    9. “senso del limite (umano e naturale)”, per puntare a un’efficienza intesa come utilizzo sostenibile delle risorse, con il minor costo ambientale e sociale e con la massima efficacia possibili;
    10. ricostruzione e consolidamento di relazioni di solidarietà e reciprocità tra cittadini.

 

  1. L’economia solidale opera e si sviluppa in particolare nei seguenti ambiti e settori:
    1. agricoltura contadina di prossimità;
    2. produzione agricola e agroalimentare biologica,
    3. filiera corta e garanzia della qualità alimentare;
    4. commercio equo e solidale;
    5. servizi comunitari e di prossimità;
    6. edilizia sostenibile e bioedilizia;
    7. risparmio energetico ed energie rinnovabili e sostenibili;
    8. trasporto collettivo e mobilità sostenibile;
    9. riuso e riciclo di materiali e beni;
    10. sistemi di scambio locale;
    11. software libero;
    12. turismo responsabile e sostenibile;
    13. consumo critico e responsabile;

Art. 2 (Finalità)

  1. Nel rispetto dei principi di cui all’articolo 1, la Regione Friuli Venezia Giulia:
    1. riconosce, valorizza e sostiene i Distretti di Economia Solidale (DES) e la Federazione di tutti i distretti, denominata Federazione bioregionale del Friuli Venezia Giulia;
    2. riconosce le forme di coordinamento e rappresentanza dei soggetti impegnati nell’ambito dell’Economia Solidale, quali interlocutori privilegiati nelle sedi di consultazione regionali e nei rapporti con le istituzioni, così come previsto all’art. 8 della presente legge;
    3. promuove i principi e le prassi dell’Economia Solidale di cui all’art. 1 e supporta i soggetti di cui all’articolo 5 della presente legge, attraverso le misure di sostegno di cui al Titolo II della presente legge.

Art. 3 (Definizioni)

  1. Ai fini della presente legge si intende per:
    1. Comunità, un insieme di persone per le quali la rete dei reciproci legami sociali e delle attività volte a soddisfare il ben vivere dei suoi membri, si fonda sui principi della solidarietà, della reciprocità, del dono, del rispetto dell’ambiente;
    2. “Distretto di Economia Solidale (DES)”, il soggetto associativo costituito in forma giuridica che costituisce una rete locale dei soggetti impegnati a diffondere e praticare l’economia solidale e il consumo critico nelle sue diverse declinazioni;
    3. Impresa solidale di prossimità, l’azienda produttrice di beni e servizi con una produzione diversificata, ottenuta con metodi rispettosi dell’ambiente naturale e sociale, con prevalenza di impiego di manodopera, di materie prime e servizi del distretto di economia solidale e della filiera in cui opera. A tal fine programma e rendiconta le proprie attività attraverso metodi di quantificazione degli effetti conseguiti nei confronti dell’ambiente naturale e comunitario in cui è insediato, con particolare riguardo al sistema di valori a cui l’azienda intende sottostare: dignità umana, solidarietà, ecosostenibilità, equità sociale e democrazia;
    4. “Prodotti da filiera corta”, i prodotti che prevedono modalità di distribuzione diretta dal produttore al consumatore;
    5. “Beni comuni”: un insieme di beni materiali ed immateriali per i quali deve essere garantito il diritto di accesso e fruibilità da parte della collettività, tutelati, gestiti attraverso un sistema di relazioni sociali fondate sulla cooperazione e sulla partecipazione attraverso la promozione di una cultura che riconosca la dipendenza reciproca tra beni e comunità.
    6. “Buona pratica”: un’azione o un insieme di azioni finalizzate a migliorare il benessere generale attraverso:
    7. la riduzione dei consumi non compatibili con la limitatezza delle risorse
    8. la salvaguardia della salubrità dell’ambiente, della biodiversità e del diritto dei cittadini ad una vita autonoma e dignitosa;
    9. la promozione dello spirito di cooperazione, di solidarietà, di dialogo, di partecipazione, di pace e di sostegno ai più deboli;
    10. Filiera di economia solidale, un sistema in grado di soddisfare una data categoria di bisogni di beni e/o servizi attraverso l’integrazione di tutte le attività e degli attori che intervengono nello sviluppo della filiera, privilegiando: il massimo utilizzo delle risorse locali; il risparmio di materia ed energia; il rispetto dell’ambiente e del paesaggio; la tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori; la salute e la partecipazione attiva dei cittadini.Gli attori che partecipano alla costituzione della filiera sono i fornitori di beni e servizi, i cittadini consumatori e, dove possibile, le Istituzioni pubbliche.L’integrazione delle attività e dei soggetti avviene attraverso la stipula di appositi patti, anche definiti “Sistemi Locali di Garanzia Partecipata (SLGP)”. Le filiere dell’economia solidale, in quanto finalizzate a soddisfare i bisogni essenziali di una comunità secondo una logica sistemica, vanno distinte dai settori merceologici dell’economia di mercato e sono prioritariamente le seguenti:
      1. filiera dell’alimentazione;
      2. filiera dell’abitare;
      3. filiera del vestire;
      4. filiera dei servizi di comunità;K) Patti o  Sistemi Locali di Garanzia Partecipata (SLGP), i sistemi e i protocolli che garantiscono la sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni e delle prestazioni di servizi, nel rispetto della natura e dei suoi cicli, del benessere degli animali, della biodiversità, del territorio e delle sue tradizioni, dei diritti dei lavoratori. I Sistemi Locali di Garanzia Partecipata sono coprogettati e gestiti con il contributo attivo degli stessi produttori, dei consumatori e degli utenti e di tutte le altri parti interessate e sono basati sulla fiducia, sulle reti solidali e sullo scambio di conoscenze;L) Sistemi di scambio non monetario un insieme di strumenti attraverso cui gli aderenti ai Distretti di Economia Solidale, su base volontaria, si scambiano beni e servizi senza l’intermediazione di denaro;

Art. 4  (Misure di sostegno)

  1. La Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito del proprio sistema di decentramento territoriale e attraverso il coinvolgimento e la collaborazione degli Enti Locali e degli altri soggetti istituzionali, nei limiti delle rispettive competenze può adottare iniziative e interventi volti a valorizzare, promuovere e sostenere:
    1. lo sviluppo dell’Economia Solidale e la messa in rete dei soggetti che svolgono attività e iniziative in questo ambito;
    2. il riconoscimento e l’applicazione dei “Sistemi Locali di Garanzia Partecipata”, come definiti all’articolo 3, comma 1, lettera e);
    3. la creazione di “Luoghi per l’Economia Solidale”, anche mediante la concessione ai Distretti dell’Economia Solidale di spazi e locali a titolo non oneroso, nel rispetto della normativa contabile vigente;

2. Le misure di cui alla lettera c) del precedente comma, vengono concesse in via prioritaria se subordinate a progetti di autorecupero;

3. La Regione, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione degli Enti Locali e degli altri soggetti istituzionali, nei limiti delle rispettive competenze, adotta iniziative e individua strumenti orientati a promuovere e sostenere le prassi di Economia Solidale in tutti gli ambiti e settori ritenuti importanti per la promozione di nuovi modelli economici solidali, ed in particolare:

A. nella filiera dell’alimentazione:

1) valorizzando la vendita diretta dei prodotti agroalimentari ottenuti con sistemi biologici e dei prodotti a “filiera corta”

2)identificando procedure semplificate e requisiti essenziali per consentire presso le aziende agricole la trasformazione per la vendita diretta di parte delle loro produzioni;

3)promuovendo ricerca e innovazione nel settore della sovranità alimentare, con il coinvolgimento delle aziende contadine e basando la sperimentazione prioritariamente su tecniche di coltivazione e allevamento biologici;

4) individuando nell’uso della terra a fini agricoli uno strumento prioritario per la preservazione della biodiversità, favorendo il presidio del territorio rurale da parte dell’attività agricola e conferendo un valore sociale a programmi e progetti rivolti ad acquisti collettivi di terre e alla gestione dei suoli di proprietà pubblica da destinare a dette finalità;

B. nella filiera dei servizi di comunità:

1) promuovendo e incentivando le produzioni artigianali e le prestazioni di servizi realizzate o erogate dai soggetti impegnati nell’Economia Solidale, anche tramite accordi con le comunità locali;

C. nel settore dei beni comuni e dei servizi collettivi:

1) favorendo la realizzazione di progetti promossi in tale ambito dai soggetti dell’Economia Solidale di cui all’art. 5 della presente legge;

2) promuovendo e incentivando il coinvolgimento dei cittadini nella gestione attiva dei Beni Comuni attraverso strumenti istituzionali che prevedano la partecipazione diretta dei cittadini e che siano deputati a vigilare sul rispetto dei principi e sul perseguimento degli obiettivi enunciati all’art. 1 della presente legge;

C) nella filiera dell’abitare:

1) la realizzazione di progetti per l’abitare solidale;

2) l’elaborazione di progetti per sviluppare la bioedilizia e la bioarchitettura;

3) la riqualificazione, la rigenerazione e l’autorecupero del patrimonio edilizio pubblico e privato;

4) l’indizione di bandi territoriali per progetti di cohousing e abitare solidale;

D) nella filiera del vestire:

1) lo sviluppo delle attività di produzione locale delle materie prime e dei semilavorati, specie di origine animale e vegetale;

2) lo sviluppo delle produzione di abbigliamento destinato alla vendita, anche attraverso il recupero di attività dismesse o delocalizzate;

3) le attività, commerciali e non, di riutilizzo e scambio di abbigliamento usato.

Art. 5  (Distretti di economia solidale)

  1. I Distretti di Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia, definiti dall’articolo 3 lettera b), coincidono con il territorio delle Unioni Territoriali Intercomunali come istituite dal “Piano di riordino territoriale” di cui all’articolo 4 della Legge regionale 26/2014.
  1. Possono farne parte soggetti economici e non economici, quali: gruppi informali, associazioni, imprese, artigiani, professionisti, cooperative sociali, istituzioni pubbliche, soggetti di finanza etica mutualistica e solidale e altri soggetti che si riconoscono nei principi dell’Economia Solidale e ne condividono obiettivi, criteri e modalità di lavoro;

Art. 6  (Federazione bioregionale del Friuli Venezia Giulia)

  1. La Federazione è un organismo assembleare finalizzato:

A. al coordinamento e alla cooperazione fra i DES;

B. alla gestione comune di particolari servizi di rilevanza regionale;

C. alla nomina e la revoca dei membri del Tavolo regionale di cui all’articolo 7, comma 1, lettera d)

  1. La Federazione dei DES ha durata triennale, è dotata di autonomia statutaria ed è composta dai membri nominati da ciascun DES.

Art. 7  (Strumenti)

1. Per l’attuazione della presente legge la Regione Friuli Venezia Giulia:

A. istituisce il “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale”, di cui al articolo 8;

B. attiva il “Portale Web”, di cui all’articolo 9.

Art. 8  (Tavolo Regionale Permanente per l’Economa Solidale)

  1. Il “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale” è lo strumento istituzionale deputato:
    1. ad attivare percorsi condivisi per la promozione dei programmi, delle azioni e delle misure di sostegno per lo sviluppo dell’Economia Solidale previsti dalla presente legge;
    2. a formulare pareri e proposte alla Giunta regionale relativi a interventi di sostegno dell’economia solidale;
    3. ad esprimere pareri e proposte in sede di formazione dei diversi strumenti di programmazione in materia di economia solidale;
    4. a verificare che le modalità gestionali assicurino il rispetto e l’implementazione lungo tutte le filiere produttive dei principi e delle modalità organizzative dell’economia solidale.
  1. Il “Tavolo Regionale Permanente per l’Economia Solidale” è formato:
    1. dal Presidente della Regione o da un assessore suo delegato;
    2. da un rappresentante nominato dal Consiglio delle autonomie locali al suo interno;
    3. da un rappresentante delle Istituzioni comunitarie locali che amministrano le diverse forme di proprietà collettive e usi civici in base alla legge regionale 3/1996 e alle leggi statali 1766/1927 e 278/1957;
    4. dai 6 membri designati dalla Federazione bioregionale del Friuli Venezia Giulia di cui all’articolo 5;
  1. Per l’espletamento dei compiti ad esso attribuiti il Tavolo può costituire gruppi di lavoro formati da suoi componenti.
  1. Entro 3 mesi dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta Regionale stabilisce con apposito regolamento le modalità di funzionamento del Tavolo.
  1. La partecipazione alle riunioni del Tavolo non dà diritto ad alcun compenso né rimborso spese.

Art. 9  (Portale Web dell’Economia Solidale)

  1. La Regione Friuli Venezia Giulia attiva un “Portale Web dell’Economia Solidale”, finalizzato alla messa in rete e alla divulgazione delle informazioni e dei dati relativi all’Economia Solidale, alle azioni e ai progetti promossi, agli strumenti e agli interventi attivati, alle opportunità e alle modalità di accesso a tali strumenti.

Art. 10  (Clausola valutativa)

  1. Il Consiglio regionale esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine la Giunta regionale, trascorsi due anni dall’entrata in vigore della legge e con successiva periodicità biennale e presenta alla Commissione Consiliare competente una relazione sullo stato d’attuazione e sull’efficacia della legge.
  1. In particolare la relazione dovrà contenere dati e informazioni su:
    1. dimensioni, caratteristiche ed evoluzione dell’Economia Solidale nel territorio regionale, anche in rapporto con la situazione nazionale;
    2. progetti finanziati, risorse erogate e soggetti beneficiari;
    3. lo stato di attuazione degli interventi previsti dalla presente legge, evidenziando i risultati raggiunti nel promuovere l’Economia Solidale e le eventuali criticità riscontrate.
  1. La Regione può promuovere forme di valutazione partecipata coinvolgendo cittadini e soggetti attuatori degli interventi previsti.
  1. Le competenti strutture di Consiglio e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.

Art. 11  (Norme transitorie sulla costituzione dei Distretti)

  1. In sede di prima applicazione della presente legge la costituzione dei DES avviene su iniziativa del Presidente della UTI che invita tutti i cittadini residenti, attraverso la pubblicazione sul sito istituzionale e sull’albo pretorio di ciascun Comune, a manifestare formalmente la loro disponibilità a partecipare all’Assemblea costitutiva del Des entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
  1. Nell’ipotesi di inerzia del Presidente dell’UTI che si protragga oltre 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’iniziativa può essere intrapresa da uno dei Sindaci componenti l’UTI, previa informazione agli altri Sindaci.

Art. 12  (Norme transitorie sulla costituzione della Federazione)

  1. In sede di prima applicazione della presente legge la Federazione bioregionale del Friuli Venezia Giulia viene costituita per iniziativa di almeno tre DES, che approvano lo Statuto attraverso un’Assemblea composta da due rappresentanti di ogni DES.

Art. 13  (Norme transitorie sulla costituzione del Tavolo regionale)

  1. In sede di prima applicazione della presente legge i sei rappresentanti della Federazione bioregionale del Friuli Venezia Giulia sono designati dalla prima Assemblea della stessa Federazione.
Approfondimenti

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