Dopo la denuncia del Garante l'auspicio è che ora l'amministrazione penitenziaria assuma dei provvedimenti conseguenti per i diritti dei detenuti gay

La relazione del Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma che definisce ‘inaccettabile’ la situazione della nuova sezione per i gay istituita nel Carcere di Gorizia conferma tutti i problemi emersi nel corso della visita effettuata alcuni mesi fa assieme al Garante regionale dei detenuti Pino Roveredo: chi è stato relegato nella nuova sezione è stato sottoposto ad una condizione di isolamento a cui nessun giudice lo aveva condannato, e non ha potuto svolgere alcuna delle attività previste per il reinserimento nella società una volta ultimata la pena. Inoltre, e questo è il fatto più grave, diversi detenuti rinchiusi nella sezione hanno negato di essere gay, e un detenuto si è spinto fino al tentativo di suicidio ingoiando le lamette da barba”.

Lo ha dichiarato Giulio Lauri, capogruppo di Sel in Consiglio regionale, commentando la relazione sulla nuova sezione scritta dal garante dei detenuti Mauro Palma, che lo stesso Lauri aveva incontrato dopo la visita al carcere di Gorizia consegnandogli una lettera, inoltrata anche al Sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, in cui si denunciava la condizione dei detenuti.

“Dopo la denuncia del Garante l’auspicio è che ora l’amministrazione penitenziaria assuma dei provvedimenti conseguenti: è necessario trovare una soluzione concreta per contemperare il diritto alla protezione dei detenuti gay con il rispetto dei diritti che spettano ad ogni carcerato, a cominciare da quelli di non vivere in isolamento e di potere accedere a tutte le attività che svolgono gli altri carcerati. In carceri così piccoli dove la presenza di detenuti gay è numericamente marginale, è senz’altro possibile individuare una soluzione alternativa, farlo è un atto di civiltà necessario e a questo punto urgente, possibilmente recependo le indicazioni che sono emerse dai tavoli sulla riforma del regime penitenziario organizzati dal Ministro Orlando con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali e della società civile impegnati nelle carceri italiane”

 

Di seguito gli articoli del 10 luglio de Il Piccolo e de Il Messaggero 

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