“La struttura dell’ex C.I.E. di Gradisca è incompatibile con il rispetto dei diritti umani, lo ha certificato l’autorità sanitaria regionale prima che venisse chiuso nel 2014 ma da allora nessun lavoro significativo è stato fatto per rendere la struttura compatibile: la Regione lo faccia presente al Ministero perché nessuna linea guida ministeriale che a legislazione vigente provi a rendere umana la permanenza in un Centro per il Rimpatrio (C.P.R.) potrà cancellare questa condizione che ha una natura strutturale”.

Lo ha chiesto oggi all’Assessore Torrenti Giulio Lauri, Consigliere regionale di Sel per il FVG, intervenendo durante i lavori della VI Commissione del Consiglio regionale che hanno preso in esame l’ipotesi di una prossima realizzazione di un CPR a Gradisca da parte del Governo e ricordando i contenuti della relazione sulle condizioni igienico – sanitarie all’interno del CIE fatta dall’Azienda sanitaria competente per territorio nel 2014.

“Noi rimaniamo fermamente contrari a realizzare a Gradisca un CPR così come siamo stati contrari al CIE che infatti nel 2014 è stato chiuso” – ha continuato Lauri. “Ma anche indipendentemente da come la si pensi sulla possibilità di gestire nel rispetto della Costituzione e dei diritti umani un CPR, e qui la decisione spetta allo Stato, una cosa è certa: quella struttura così com’è ha degli standard molto inferiori a quelli che lo Stato stabilisce per un carcere e la Regione, che ha invece una competenza diretta sulla verifica delle caratteristiche igienico – sanitarie degli edifici e non vuole accettare che persone vengano trattenute sul suo territorio in strutture non compatibili con il rispetto dei diritti umani, persino se il trattenimento viene disposto dallo Stato.”

Immediata la risposta dell’Assessore Torrenti che intervenendo ha raccolto la proposta del Consigliere: “Relativamente all’ipotesi di realizzare un CPR a Gradisca, formalmente la Regione non ha ancora segnalato le inadeguatezze della struttura di Gradisca e pertanto lo faremo quanto prima scrivendo al Ministero una lettera in cui richiameremo il giudizio sulla struttura dato a suo tempo dai tecnici del servizio sanitario”.

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